Il padel secondo Matteo: la formazione e i giovani

Conosce il Padel da 15 anni e da 12 lo insegna. Matteo Reina, maestro internazionale, istruttore Fit e consulente impiantistica, è convinto che il Padel non sia solo una moda/mania passeggera, ma lo sport del futuro. «Servono, però, persone che siano tecnicamente preparate. Molti passano dal tennis al Padel, ma sono e restano giocatori» spiega a PadelNostro Reina, ricordando che se in Spagna il Padel è sport da circa dieci, in Italia si usa ancora il termine disciplina, o peggio ‘gioco’.

MANCANO LE CATEGORIE – Per essere definito sport, il Padel ha bisogno di avere delle categorie: «l’agonistica, il giovanile e gli over, per esempio» specifica Reina. «A oggi non esiste il settore giovanile e, senza i giovani, il movimento non ha futuro e rischia di arrestarsi nella sua consistente crescita». Secondo l’esperto sarebbe quindi opportuno entrare nelle scuole, per spiegare cos’è il Padel e farlo conoscere. «In Emilia Romagna ho fatto lezioni in alcuni istituti dopo aver riunito gli insegnanti di educazione fisica. A Roma, insegno al Villa Aurelia e al Forum, centri sportivi frequentati da migliaia di persone. In particolare, al Forum ci sono quasi 200 ragazzi che praticano attività agonistica che va dall’arrampicata al calcetto, passando per la corsa e il tennis. Ho fatto richiesta di inserire anche il Padel – aggiunge l’istruttore bolognese – ed è evidente l’entusiasmo da parte di alcuni adolescenti che si sono appassionati».

I GIOVANI SONO IL FUTURO DEL PADEL – Ma per poter creare la categoria giovanile occorre che i ragazzi seguano un corso o entrino a far parte di un’accademia, realtà ancora da delinearsi. Reina riconosce l’impegno della ‘Fit paddle’ che in questi anni ha fatto molto per questo nuovo sport: dopo aver assorbito la F.i.g.p. (Federazione italiana gioco padel, fondata nel 1991, ndr) la Fit ha dovuto equiparare i maestri a un unico livello, quello di istruttore di I livello. reina 2

LA DIFFUSIONE DEL PADEL – Secondo l’istruttore, oltre a rivolgersi ai giovani, «il Padel deve uscire dai confini di Roma, altrimenti rischia di morire». Necessaria dunque un’apertura in tutta Italia dove si dovrebbero organizzare i tornei. «In Romagna il Padel si sta muovendo un po’ come a Roma; a Milano ci sono ancora pochi campi, soprattutto per un problema climatico che però non hanno le isole, dove la presenza del Padel è ancora molto contenuta con un campo a Palermo, e un paio in Sardegna».

IL FRONTE DELLE DONNE – Sul fronte delle donne, Reina fa presente che sono molte quelle che giocano, poche che giocano a livello agonistico e che partecipano ai tornei perché da una parte «non c’è l’incentivo di trovare formule diverse, dall’altra le donne non hanno lo stesso agonismo dell’uomo, ma hanno caparbietà da vendere». L’istruttore è convinto che il movimento femminile agonistico debba crescere sia per un discorso «di gioco a squadre, sia per la nazionale femminile. Oltre ai giovani, infatti, le donne sono il futuro di questo sport».

Buon Padel a tutti

Silvia Sequi 

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novembre 20, 2015

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  • In effetti e molto commovente vedere tanta gente che si avvicina al padel proprio adesso quando si sente meglio l odore del denaro…
    Magari la FIT che dopo piu di 20 anni ha deciso di assorbire la federazione del padel (dopo avere mantenuto accuratamente le distanze da questo sport) adesso finalmente potra svolgere la propria unica missione possibile:Rendere disponibile in tutto il territorio strutture accessibili a prezzi umani e allo stesso tempo una formazione di qualità a prezzi appetibili x donne e bambini

    Speriamo che alla stessa maniera L odore troppo forte del denaro non rovini poi tutto
    come puntualmente succede…

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